Back in London

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Ce l’abbiamo fatta! Il rientro in patria in auto, con cane, e compagno di viaggio misterioso è andato a buon fine! Il racconto magari ve lo farò avere, ma per il momento vorrei condividere due pensieri con voi. Sulla vita di Londra.

Non so quanti in verità sappiano cosa faccio qui io, e per lo più quando torno a casa mi si chiede della città. Sono sempre un po’ imbarazzata nel rispondere. Non so come dirlo in modo diplomatico.. Ma..

Vivere a Londra fa cagare! – Ora, non voglio togliere nulla alla città e alle sue mille opportunità. Nemmeno voglio discutere sulla bellezza della diversità, né della birra. E’ solo che credo che tutto quello che c’è di bello non arriva minimamente a colmare il vuoto di quello che ha di male.

C’è gente ovunque e comunque; c’è traffico; c’è caos; nessuno ti caga di striscio; i miei stessi condomini non mi rispondono al “salve” quando ci incrociamo al portone d’ingresso; quando la serata è finita la gente con cui sei uscito semplicemente si disperde, non si dice neanche ciao; tutto costa tre volte più che in Inghilterra e sei volte in più che a casa; sono passati sei mesi da quando ho iniziato a lavorare qui e credo di poter contare tutte le volte in cui ho parlato con le altre otto persone con cui condivido l’ufficio; i miei “amici” italiani che ormai si sono integrati sono diventati altrettanto menefreghisti e non hanno tempo da perdere per vedersi e fare due chiacchiere.

Ho pensato e considerato attentamente che potessi essere io, ma dopo aver passato 4 giorni a Bristol ed aver conosciuto più persone che in sei mesi a Londra, mi viene il lecito sospetto che io non abbia nulla di repulsivo.

Ma il vero pensiero che mi sono fatta durante queste vacanze è stato questo: io voglio davvero integrarmi?

Per la prima volta in 30 anni, sono arrivata a casa ed ho pensato “Accidenti! Che silenzio che c’è qui!”. Non mi era mai successo prima! (e vorrei dire che Trieste nel suo piccolo di casino ne sa fare, e che ho anche vissuto a Berlino..). – accettare il fatto che non è bello vivere tra migliaia di persone sapendo che a nessuno gliene importa niente di te è una cosa, ma stupirsi del “silenzio” di casa non credo che mi stia bene.

Insomma: London baby ‘sti cazzi! Datemi un deserto!

🙂

Elena.

P.S.: Giusto per sottolineare il valore scientifico del mio punto di vista: la mia ricerca si occupa di capire come mai le persone che vivono in città sono meno cooperative delle persone che vivono nei paesi. Leggo e rileggo articoli su queste differenze, e sugli impatti sulla salute mentale del vivere e crescere in città. Si parla di aumento dei livelli di ansia, stress, paura degli altri, attacchi di panico, infarti, schizofrenia…

Come direbbe Alanis Morissette: isn’t it ironic? Studio le cause del mal vivere in città, e vivo in una metropoli!

 

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2 risposte a “Back in London

  1. >> i miei stessi condomini non mi rispondono al “salve”

    >> “Accidenti! Che silenzio che c’è qui!”

    Evito i solito commenti tipo “Thanks for the info”
    Oppure il classico “Io c’ero” quando veniva lasciato nei thread che sarebbero stati chiusi in breve…
    Ma “Io c’ero” assume un altro significato, oserei dire più… Reale?

    >> io voglio davvero integrarmi?

    Da un punto di vista matematico potresti essere un e^x, ma non lo sai.
    Da un punto di vista più umano, che detto da me non è assolutamente degno di nota, potrei dire di no. Ma direi che è il commento di prima battuta. Poi dentro è tutta un’altra cosa.

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