Punti di vi(s)ta

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9 Settembre 2014

Stamattina parlavo con un ragazzo siciliano che ho conosciuto in ostello ad Edimburgo. Mi parlava della vita a Palermo, mi diceva che si scherza ma in verità è un posto sicuro. “Si -dice – se lasci la bici incatenata per strada è certo che te la fregano” ma è sicuro. E continua: “Della maggior parte degli scippi di cui mi hanno raccontato, secondo me era ‘colpa loro’. Cioè, due ragazzini di 16 anni che vanno e chiedono i soldi ad un altro di 14, e lui glieli da..si.. Diciamo che questi se ne approfittano del fatto che sanno che nessuno reagisce” oppure “magari tirano fuori un coltello, ma  non vogliono farti male”. E mi racconta di una situazione in cui si è trovato lui. Sottolinea che secondo lui se la gente reagisse non ci sarebbero problemi. Ma poi, la perla, “certo, è qui che poi si vede la mafia. La gente ha paura che se da contro a qualcuno che è visto bene da tanti commercianti tipo della zona, poi te ne trovi dieci sotto casa a dartele”.

Ma Palermo è sicura.

E poi si è aggiunta la nostra compagna di stanza. Una ragazzina di 23 anni israeliana. E ci racconta dell’addestramento militare. Lei hanno deciso di mandarla al confine per fermare i terroristi dall’entrare. Diceva che “si, la maggior parte delle volte ti ritrovi il ragazzino che lancia sassi o robe a cui ha dato fuoco, così, per fare il figo con gli amici. Poi ti trovi il terrorista, che spara a tutto, e gli devi sparare”. Racconta che lei in verità voleva fare la spia. “Se sai bene l’arabo ti addestrano per fare la spia e scoprire i loro piani di attacco. Ma io non ho mai saputo parlare bene l’arabo. Ora mi ricordo solo buon giorno e buona sera”. Dice che la cosa assurda per lei non sia l’addestramento, o che alcune persone odino i palestinesi, ma che ai bambini venga insegnato ad odiarli. Dice che se crescono e vogliono odiarli è un conto, ma al confine i bambini imparano che quelli sono i cattivi, che devono odiarli, e che devono imparare ad ucciderli. Per finire ci racconta che “io non ho mai ucciso nessuno, ma un mio amico, di 18 anni, è tornato dal servizio completamente fuori di se dopo aver ucciso una persona. Capita anche che sono fuori con i miei amici, e ogni tanto un sparisce. Corre fuori dal locale perché lui non sente la musica, ma sente le esplosioni delle bombe”.

Ma lei è una ragazza gracile, forte, ma soprattutto, normalissima. Vuole studiare architettura e fare la designer.

Per me i problemi di tutti i giorni a casa erano i treni in ritardo, probabilmente. La normalità ha dei confini. E poi cambia. Probabilmente il razzismo è solo aspettarsi la stessa normalità negli altri.. Chiedere agli altri di vivere entro i tuoi confini. Che ironia.

 

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2 risposte a “Punti di vi(s)ta

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